LE SPOSE DEGLI DEI

LE SPOSE DEGLI DEI

…L’Africano unisce l’estetica e la spiritualità. Egli prolunga la poesia fino alle sue radici mistiche, là dove la natura diventa Dio…
(R. Bastide)

Una dedica all’immenso Continente Nero: al suo popolo, ai suoi miti, ai suoi riti e… alle sue donne.
Uno sguardo all’Africa di oggi: nel suo esistere tra capanne e consumismo grazie a un percorso rapido e affascinante anche se ricco di violenza e contraddizioni.
Un viaggio onirico per raccontare, talvolta con ironia, le tragedie quotidiane, il feticismo, la violenza, la magia e la stregoneria del vodoun.
Da qui parte il nostro viaggio: dalla Dea del mare, Mamy Wata, e dalle donne, bambine-adulte, per raccontare, partendo dal passato, l’Africa di oggi.

Note di Francesca La Cava. “Difficile raccontare l’Africa… Durante i miei soggiorni in questo meraviglioso continente sono rimasta colpita dall’eleganza intrisa di rassegnazione delle donne, dai rituali religiosi di matrice animista che gli africani conservano nonostante la forte presenza delle religioni dei colonizzatori e dalla violenta presenza degli oggetti di consumo della nostra cultura occidentale. Ho guardato l’Africa con gli occhi di una bambina occidentale, immaginando la sua reazione davanti a un mondo tanto diverso dal suo e ho fatto un viaggio onirico che mi ha consentito di raccontare i rituali religiosi (il feticcio, la violenza e il vodoun), le donne e gli influssi dell’Occidente in questa terra. Ma noi non siamo africani…Il nostro viaggio è occidentale e risente della nostra cultura: durante lo spettacolo utilizziamo oggetti abituali del nostro mondo enfatizzandone la presenza sulla scena. La creazione è suddivisa in tre sezioni: abbiamo interpretato il feticcio usando un nostro oggetto di forte impatto consumista; parliamo, con un taglio inizialmente ironico, dello sfruttamento e della violenza sulle donne mescolando la cultura africana alla nostra; esaltiamo la bellezza delle donne africane, sempre utilizzando entrambe le culture, per parlare di un rito vodoun: quello di Mamy Wata, divinità del mare e dei fiumi, femminile e civettuola. Ed infine la bambina conclude il suo viaggio…”

regia e coreografia di Francesca La Cava

musica: tradizionale africana

musica originale e video: Marco Schiavoni

interpreti: la Compagnia

disegno luci: Stefano Pirandello

costumi: Laura De Gregori

foto: Ilaria Prili

produzione: Gruppo e-motion con il contributo della Regione Abruzzo

coproduzione: Festival di Tagliacozzo

Date

5 Novembre 2006

Category

Creazioni