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IN-HABIT (2017)

Esistere significa occupare uno spazio attribuendogli un significato.

Occuparlo grazie all’esperienza pratica del corpo, attraverso la nostra coscienza: insieme di pensieri, sensazioni, emozioni, percezioni e azioni. Un processo dinamico che il nostro corpo intrattiene con l’ambiente circostante grazie alla nostra pelle. La pelle è la barriera che ci separa e ci unisce con il mondo esterno.

Maurice Merleau-Ponty in “Fenomenologia della percezione” osserva che i viventi, con la loro semplice presenza, danno allo spazio un senso che il mondo di per se non ha. Il corpo costituisce l’apertura percettiva al mondo, esso è il veicolo stesso dell’essere al mondo.

L’uomo conosce gli altri e il mondo attraverso il suo corpo e più specificatamente attraverso la pelle che, nel suo ruolo fisiologico è: protezione; sensibilità, controllo; regolazione; assorbimento; difesa e offesa; attrazione, riserva e suolo sul quale avvengono importanti trasformazioni.

CONCEPT INSTALLAZIONE SCENICA

“Ventiquattro panneggi termoformati manualmente in polistirene bianchi scendono dal soffitto appesi da altrettante corde nere.

E’ un lavoro che attraverso la metafora e la sublimazione della “piega” cerca di definire la sua incessante volontà di stratificarsi, produrre composizioni visive, rapporti aritmetici, “accordi”, che contribuiscono ad una diversa armonia.

Un gioco sospeso tra forma e segno in questa piccola foresta monocroma dove il dispiegamento è ratificato tra cielo e terra come il giudizio, attuale metafora della condizione. Si esalta un dispiegamento asettico mediante funi nere che si annodano al soffitto bianco senza reiterazioni di sorta, scansione sincrona e asincrona della casualità controllata.

Pochi secondi per solidificare un panneggio. Un’alchimia tra caso-gravitazione-gesto che non permette repliche e/o ripensamenti. Tutto si brucia in una manciata di secondi, prima che la solidificazione prenda il sopravvento sul manto bianco. Un happening “annodato” e “congelato”. La “piega” nasconde sempre se stessa. Si scandisce sistematicamente la replica della “copia” unica. E’ la trasmutazione dell’Anti-form in Post-form”. (Gino Sabatini Odoardi)

  • drammaturgia: Anouscka Brodacz
  • ideazione e installazione scenica di Gino Sabatini Odoardi
  • musica: Lorenzo e Federico Fiume (Resiliens)
  • costumi: Maria Grazia Cimini
  • disegno luci: Michele Innocenzi
  • coreografia e interpretazione: Francesca La Cava

produzione: GRUPPO e-MOTION

residenze:  Florian Metateatro e Spazio Matta progetto Corpografie