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BARBABLU’ (2015)

Barbablù, la fiaba scritta da Charles Perrault nel XVII secolo, è un racconto privo di magia e di eventi soprannaturali. La curiosità è il tema centrale della favola e la vicenda da lui narrata ne diventò l’emblema come nelle storie raccontate in Psiche, Pandora ed Eva. La creazione, ispirata al testo di Clarissa Pinkola Estès, è un viaggio nel mondo femminile nel quale le protagoniste sono invitate a “seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore e ululare spesso”.

  • regia e coreografia: Francesca La Cava
  • musica originale e live electronics su pavimento interattivo: Concetta Cucchiarelli in collaborazione con Stefano Di Pietro (Metapherein collective)
  • assistente alla regia: Ilaria Micari
  • scene e video: Edoardo Gaudieri
  • costumi: Francesca La Cava e Antonella Martellacci
  • disegno luci: Carlo Oriani Ambrosini
  • interpreti e collaborazione: Corinna Anastasio, Sara Catellani, Francesca La Cava, Luisa Memmola e Manolo Perazzi

produzione: GRUPPO e-MOTION con il contributo del Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila

coproduzione: commissione musicale della “Società Aquilana dei Concerti B. Barattelli”

in collaborazione con il Teatro Stabile d’Abruzzo

partners: Accademia di Belle Arti dell’Aquila e Backstage – Pandora (FSE)

promo video: https://vimeo.com/148203414

“Le fiabe non sono semplici racconti per bambini, ma un lastricato labirinto di percorsi e simboli ricchi di nascosti significati sulla nostra psiche. Charles Perrault, uno degli autori più noti della tradizione favolistica popolare, ha pubblicato nel XVII secolo la storia del crudele Barbablù e delle sue mogli, ispirandosi a lontani personaggi realmente esistiti nei secoli precedenti. La fiaba, dal gusto noir e senza alcuna componente magica, non ha mai smesso di catturare l’attenzione dei grandi e piccini  aprendosi ad una molteplicità di significati e chiavi di lettura sempre diverse e singolari.  E’ stata infatti oggetto di interesse per registi, musicisti e coreografi, nonché baluardo di innumerevoli campagne sociali per la violenza sulle donne. La  semplice storia non si limita ad essere un omaggio all’ astuzia che supera  l’impetuosa ferocia, neanche e soltanto la storia della disobbedienza femminile sui rigidi precetti maschili,  ma  un mondo visionario che si dischiude sulla donna e che scavando nel profondo della sua natura ne fa emergere le sue forze primitive, a lungo sopite dalla cultura occidentale.

Per Francesca La Cava e il suo Gruppo E-Motion, IL CASTELLO DI BARBABLÙ rappresenta un pretesto narrativo dove le tante mogli trovano aderenza e/o similitudine in “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Éstes, una storia  sulla donna che si apre al suo mondo interiore e da vittima attraversa e apprende la conoscenza di sé per mezzo di una metaforica chiave, che, a sua volta, la conduce alla scoperta delle sue potenzialità e identità racchiuse nella sua  primitiva forza creatrice. La storia del nostro Barbablù si muove su due piani:  quello dell’accettazione e quello nel quale la chiave e l’apertura della porta ci conducono verso la consapevolezza e la riscoperta della donna selvaggia. Nel libro Clarissa paragona la donna sana, la donna selvaggia al lupo: piena di energia, capace di dare vita, pronta a difendere il territorio e i cuccioli, inventiva, leale ed errante. F. LA CAVA.

La creazione si dota di un supporto multimediale di particolare impiego che gioca sul rapporto acustico del suono prodotto dal movimento, conferendo allo spettacolo  un effetto coinvolgente ed estraniante.  Si tratta di dell’uso di pedane interattive dal nome Terpsiphonè, in cui Terpsì è un richiamo a Tersicore, musa delle arti coreutiche e fa riferimento al ruolo centrale che il corpo e il movimento hanno all’interno dell’esperienza; Phonè invece allude al suono con l’accezione più ampia della voce/corpo, nella quale il suono stesso non ha più soltanto una valenza fisiologica o comunicativa, ma riscopre, insieme al gesto, l’imprevedibilità.  Quando ho ascoltato i suoni che poteva emettere Terpsiphonè, il pavimento interattivo presente nella creazione e ideato da Concetta Cucchiarelli, subito mi è tornata alla mente la storia di Barbablù ma soprattutto la rilettura che ne fa Clarissa Pinkola Estes nel suo libro “Donne che corono con i lupi”. Ho visto la possibilità di creare attraverso i suoni di Terpsiphonè, un percorso verso la consapevolezza e la creatività, un luogo di ricerca e di rinascita della donna nel quale era possibile prestare ascolto alla voce interiore. F. LA CAVA

Uno stimolo e un supporto che di recente sta trovando ampio uso nella drammaturgia e nelle arti sceniche, al fine di amplificare e potenziare la percezione di sé in un’ottica sinestetica, realizzando così un’insolita messa in scena.

In linea con queste premesse la danza sgorga per effetto consequenziale,  dominata da una partitura prelevata dal quotidiano: spostare, scavare, bussare, oscillare rappresentano solo alcune azioni cardine, che, reiterate e tramutate in gesto coreutico, assumono un recondito e simbolico significato per la donna, una sorta di partenza del suo viaggio interiore.

La musica, puntualmente e appositamente elaborata da Concetta Cucchiarelli, si integra con armonia negli echi e nelle vibrazioni emessi dal movimento prodotto insieme alle pedane interattive, ottenendo così una mappatura sonora non per forza uniforme, ma acusticamente diversificata. Il risultato per il danzatore e lo spettatore è quello di essere entrambi condotti all’ascolto dell’essenziale, del vero e del profondo, inoltrandosi dentro e oltre il suono delle emozioni, dei sentimenti e degli stati d’animo verso ignoti ed ancestrali ambienti sonori.

Il singolare CASTELLO DI BARBALÙ firmato da Francesca La Cava, in collaborazione con i suoi danzatori, Corinna Anastasio, Luisa Memmola, Sara Catellani, Francesca La Cava e Manolo Perazzi è un affresco e al contempo un omaggio a quella coraggiosa e sana curiosità tutta femminile capace di superare i propri limiti, per approdare in una rigogliosa e fiorente rinascita della donna”.

Cristina Squartecchia